Cronache della Compagnia del Drago Nero

25 Raccoglitore - 5 Alzamuro 590 AC (AD 02.11.2004)

La battaglia è finita. L'ultimo hobgoblin getta a terra la sua arma, alza le mani in segno di resa e inizia a implorare di non ucciderlo.

Ognuno di noi si guarda intorno rendendosi conto di ciò che insieme abbiamo fatto e, osservando i corpi dei nemici che giacciono sul terreno privi di vita, un muto orgoglio riempie i nostri cuori. E' tempo di domande e di ricerche.

Adon si fa largo gruppo e inizia ad interrogare l'unico superstite che, fra un balbettio e l’altro, rivela che non è rimasto più nessuno a guardia del Tempio; mentre io ed Elendas passiamo al pettine tutta l’area non ostruita dai giacigli.

La ricerca del gruppo, accompagnato dal superstite, dà buoni frutti ma a tutti noi resta l’amaro in bocca per aver di nuovo seguito una traccia che si è rivelata sbagliata. Qui non è stato ricostruito nessun Tempio del Male Elementale; l'intera costruzione non era altro che il covo di una masnada di hobgoblin ben organizzati.

Restano tuttavia le vestigia di un antico male che perdura nel tempo. Adon e Herm sono atterriti dall’aura maligna che li opprime, ma anche tutti noi siamo preda di un malessere a cui non sappiamo dare una spiegazione.

 

Caricati bottino e prigioniero ci dirigiamo nuovamente verso il paese di Hommlet per riposare dopo la spossante battaglia. Qui veniamo contattati da Elmo, il capitano della milizia, il quale si complimenta per l'eccellente lavoro svolto e ci informa che uno dei governatori di Hommlet, il mago Burne, ha espresso il desiderio di incontrarci presso la Fortezza.

I giorni successivi vedono la compagnia impegnata nella spartizione del tesoro. Io e Hor ci siamo recati da Canone Y'dey per recuperare le forze dopo il terribile incontro con lo spirito di Nulb. La cura della sacerdotessa ha avuto successo ma i segni di un tale spavento sono rimasti sul volto di Hor, in preda ad un impercettibile tic all’occhio destro, e sui miei capelli, ormai quasi completamente bianchi.

 

Il colloquio con il governatore Burne è stato molto cordiale e, dopo averci offerto un pasto degno di un re, ci congediamo per seguire l’ultima traccia rimasta. Nel villaggio di Rastor un certo Tal Chammish ha procurato ai chierici dell’Antico Occhio Elementale un carro per trasportare !"fino al cratere" qualsiasi cosa abbiano trovato.

 

Fatti gli ultimi preparativi ci rimettiamo in viaggio, sapendo che, per raggiungere Rastor ci attendono circa cinque giorni di marcia. Nella notte del terzo giorno, durante il turno di guardia di Herm, tre ragni giganti riescono ad avvicinarsi al nostro bivacco, complice anche un momento di stanchezza del paladino. Mentre uno dei ragni imprigiona con la sua ragnatela Herm, gli altri due si gettano su Elendas che viene ferito e su Adler che solo per miracolo non viene morso. Indossare l'armatura è praticamente impossibile ma il gruppo non si fa troppi problemi. Come un fulmine afferro la mia balestra, incocco un dardo, e colpisco il ragno che sta minacciando il paladino, ostacolato dai filamenti appiccicosi della ragnatela. Adler velocissimo si scaglia contro la bestia e con una raffica di pugni e calci riesce a stordirlo; Hor impugna la sua ascia e lancia il suo urlo di guerra, mentre Heldrich e Adon iniziano le loro magiche gestualità. Herm si libera dalla ragnatela e si getta contro il ragno, io mi sposto di lato per sfruttare al meglio le mie abilità furtive; in pochi secondi il ragno è morto. Intanto Adon, dopo aver evocato un orso celestiale che fa letteralmente a pezzi un altro mostro, fa apparire dal nulla la sua spada spirituale che inizia a menare fendenti. Hor e Adler sono alle prese con l'ultimo avversario che crolla a terra subito dopo. L’orso scompare, la luce del fuoco si attenua e di nuovo cala il silenzio nella foresta. Un'altra battaglia è finita e la mia compagnia è sempre in piedi. Qualche minuto per pulire le armi e di nuovo a dormire in attesa dell'alba che ci vedrà di nuovo in sella.

 

Nella tarda sera del quinto giorno giungiamo finalmente in vista delle prime luci di Rastor. Siamo stanchi, sporchi e affamati, ma ancora pronti ad affrontare qualsiasi pericolo per amore dell'avventura.

 

Garath il Bianco

 


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