Cronache della
Compagnia del Drago Nero
5-6
Alzamuro 590 AC (AD
22.11.2004)
Rastor,
finalmente! Un sospiro di sollievo si leva da tutta la compagnia mentre sporchi
e affamati percorriamo gli ultimi chilometri che ci separano da un bagno caldo e
un morbido letto. Persino Hor, ultimamente distaccato e taciturno, si lascia
andare a qualche battuta di spirito, rialzando il morale di tutto il
gruppo.
Ma
l'imprevisto è sempre in agguato. Mentre percorro il sentiero una strana
sensazione, come di una vespa che si posa sul mio collo pungendomi, si
impadronisce di me. Non faccio in tempo ad avvertire Adler, che si è portato in testa al
gruppo preso dalla voglia di arrivare alla meta, non accorgendosi però della
presenza di due troll che all'improvviso sbucano dai lati del sentiero urlando
e digrignando i loro denti aguzzi.
"Oh
no proprio adesso che eravamo quasi arrivati!"
penso mentre la mano scatta
fulminea all’impugnatura della mia fedele balestra. Ancora una volta dobbiamo
combattere per portare a casa la pelle, lasciando in secondo piano ciò per cui
siamo venuti fino a qui.
Lesto
come sempre vengo però tradito dalla stanchezza che mi fa sbagliare un facile
colpo (il mio dardo si perde nella boscaglia), mentre Hor in piena ira si
catapulta su uno dei due troll, ma anche la sua furia viene svilita da un
tragico scivolone. Adon
si porta sull’altro troll ma la sua forza è talmente grande che il chierico si
ritrova in men che non si dica alzato da terra e scaraventato in una fossa
profonda, probabilmente scavata dai due mostri per catturare le loro prede.
Adler prende il posto di Adon davanti al troll ed inizia a tempestarlo di calci
e pugni, ma sembra che niente abbia effetto su questa
creatura. Hor
accusa la sua parte di ferite ma nonostante tutto riesce anche in ginocchio ad
assestare un potente colpo che lacera la pelle del suo avversario. Quasi
incurante della presenza del mezzorco il troll si volta, colpisce Elendas con i
suoi possenti artigli e apre delle profonde ferite nella schiena dell’elfo che
deve fare riscorso a tutta la sua forza di volontà per non crollare a terra
svenuto.
Intanto,
più lontano dalla scena, vedo Eldritch che inizia a gesticolare. Dalla sua mano
parte un raggio rosso fuoco che incenerisce la pelle del troll reo di avere
ferito gravemente l'elfo. L'urlo del bestione è agghiacciante, forse il nostro
mago ha intuito il punto debole dei nostri avversari: il
fuoco!
Il
bestione si gira verso di me e ringhia ma non fa in tempo a fare altro perché un
boato e una luce rossa, che quasi mi gettano a terra, lo colgono in pieno
facendolo crollare a terra morto e con terribili ustioni su tutto il corpo. A
quanto pare il nostro Eldritch ha tirato fuori l'artiglieria
pesante.
Fatto
uscire
Adon corro verso Hor e
Elendas, ma mentre passo davanti al corpo del troll
(caduto a terra apparentemente morto), questi si rialza e prova a colpirmi
mancandomi per un soffio. Resto quasi pietrificato dallo spavento, ma Adon
gesticolando e parlando in maniera per me incomprensibile lascia partire un
raggio di luce incandescente che di nuovo lo fa stramazzare a
terra.
Adon,
accorso per aiutare Adler, mi posa una mano sulla spalla e mi dice: "Vai ad
aiutare gli altri, penso io a lui".
Radunati
cavalli, armi e tutto ciò che abbiamo trovato nella buca addosso alle sfortunate
vittime dei troll, ci dirigiamo verso Rastor dove arriviamo dopo circa mezz'ora.
L’unica locanda del paese è gestita da un certo Yarew che per una moneta d'oro a
testa ci offre un alloggio. Ci rechiamo nelle nostre stanze dove, dopo una
sommaria ripulita, crolliamo sui letti fino al mattino successivo.
Una
buona dormita e un'abbondante colazione fanno sempre bene e con lo stomaco pieno
e le membra ristorate ricominciamo a tirare le fila di una situazione
ingarbugliata.
Dopo un breve
conciliabolo decidiamo di dividerci per la mattinata. Io, Hor e Adler ci
rechiamo dal fabbro del paese, un nano di nome Tunraug Urkart, per vendere la
vecchia ascia di Hor. Eldritch a Adon vanno in giro per il paese facendo
domande mirate per scoprire dove vive o lavora Tal Chammish, colui che avrebbe
dovuto fornire un carro per trasportare al "cratere" le reliquie trovate nel dungeon del Maniero. Elendas li segue ma tenendosi a una certa distanza, per
controllare meglio la situazione.
A
pranzo ci ritroviamo tutti alla locanda. Dopo aver saputo dagli altri che Tal
Chammish si è allontanato da Rastor e che nessuno sa quando tornerà, decidiamo
di seguire le indicazioni che la maga Tymerian ha dato a Adon e Eldritch per
raggiungere il vulcano spento.
Prepariamo
il necessario per un viaggio di due o tre giorni e partiamo alla volta del
cratere. La lunga marcia fra le pareti scoscese ci porta infine ad una ripida
svolta, oltre la quale si trova un grande portone a due ante. La mia esperienza
con le costruzione naniche mi suggerisce di guardare in alto prima di
proseguire; infatti noto alcune feritoie poste a quattro metri di altezza che
sorvegliano l'entrata. Mentre siamo fermi a discutere sul da farsi Hor prende
l'iniziativa e quatto quatto si avvicina al portone. Lo seguo a ruota,
sfruttando la mia capacità di muovermi silenziosamente. Mentre gli altri ci
osservano Hor estrae la sua bacchetta magica, borbotta due parole ed entrambi
diventiamo invisibili. Con cautela apriamo il portone.
La
luce di alcune torce illumina un ingresso da incubo sulle cui pareti sono
dipinte scene di mostri e di demoni che divorano esseri
umani…
Garath il Bianco