Cronache della
Compagnia del Drago Nero
13 Alzamuro 590 AC (AD 17.06.2005)
"Questa volta non riuscirai a
scappare", pensò Adler.
Il Senza Nome eseguì una serie di rapide acrobazie in mezzo a una pioggia di
frecce, raggiungendo in pochi secondi il massiccio portone d’ingresso; l'ascia
di Hor era già calata con violenza su uno dei due battenti, aprendo una vistosa
ma insufficiente crepa. Il monaco raccolse tutta la sua energia interiore
indirizzandola verso le armi più letali a sua disposizione. Schegge di legno
grosse come chiodi volarono nell'aria allorché una raffica di potenti pugni
colpiva inesorabile il battente già danneggiato dal barbaro. Il legno si arrese
al quarto micidiale colpo, collassando pesantemente all’interno dell’ingresso.
Un muro di gnoll a protezione del chierico troglodita era però già pronto a
ricevere il monaco e i suoi compagni. Adler non esitò e si lanciò subito
contro una delle bestie, seguito a ruota da Hor…
Adon, Garath ed Herm, rimasti
all'esterno, furono subito impegnati da alcuni degli gnoll in un caotico corpo
a corpo. Mentre Terrenygit utilizzava i suoi incantesimi per cercare di
ostacolare la Compagnia, il mago Eldritch si teneva prudentemente a distanza,
al sicuro dagli attacchi degli gnoll dietro le feritoie di guardia. Di lì a
poco una palla di fuoco esplose con fragore all’interno dell’ingresso,
ferendo seriamente il troglodita e uccidendo diverse bestie. "Tempismo
perfetto…", pensò Adler non appena l’odore di bruciato cominciò a levarsi
nell'aria, "Un attimo di esitazione in più e sarei finito arrosto anch'io".
Vista la mala parata e l'impossibilità di fuggire di nuovo,
il troglodita depose le armi arrendendosi alla Compagnia del Drago Nero. "Ecco
una buona occasione per avere un po' di informazioni sulle miniere e su chi
guida questi pazzi", mormorò il monaco con tono però scettico. "Finora
non è stato possibile avere alcun tipo d’aiuto da nessun abitante del
complesso. Beh, a dire il vero a volte abbiamo contribuito a non far parlare i
superstiti…", proseguì sempre a voce bassa.
"Forse non meritava di finire con la gola tagliata" pensò
Adler dopo che Garath ebbe ripulito con cura il suo pugnale dal sangue di
Terrenygit. "Come diceva sempre il mio maestro Kyosho Dojo Jo: Cosa fatta
capo ha. In ogni caso il chierico troglodita è stato inaspettatamente prodigo
di particolari (ammesso che siano tutti veri). Finalmente siamo riusciti ad
avere qualche informazione sul complesso delle miniere, ma soprattutto su
delle strane chiavi che, una volta unite, permetterebbero l’accesso al
cosiddetto Fano Esterno dove (con buona probabilità), si troverebbe il quartier
generale dei pazzoidi che bramano il ritorno della folle divinità di Tharizdun".
Adler seguì quindi i compagni verso il tristemente famoso Tempio della Terra…
Lo spettacolo che si presentò agli occhi della Compagnia
era prevedibile. I trogloditi non avevano risparmiato nessuno dei prigionieri
precedentemente incontrati. I cadaveri, già in avanzato stato di
decomposizione, erano orribilmente impalati su grossi ceppi di legno al centro
della blasfema caverna. Troppo rischioso fermarsi per dare degna sepoltura ai
poveri resti, un’azione che avrebbe di nuovo svelato la presenza di intrusi
nelle miniere, con conseguente caccia da parte dei trogloditi superstiti. Il
gruppo proseguì la sua esplorazione imboccando il passaggio ad ovest, per
giungere dopo poco meno di un centinaio di metri davanti a una porta chiusa.
Hor aprì la porta con fare spavaldo
"Come al solito la
parola prudenza non rientra nel suo modo di vedere il mondo", pensò Adler.
La vista di un enorme gigante peloso con tre braccia, una delle quali in mezzo
al torace, non impressionò più di tanto il barbaro. Il mostro sembrò irritato
dall'intrusione dei personaggi e chiuse immediatamente con un gesto di stizza
il forziere ai suoi piedi (non però così velocemente da impedire all'occhio
attento di Garath di cogliere un promettente scintillio al suo interno). Hor si
scagliò senza remore contro la creatura, il cui ghigno mostrava ora due zanne
giallastre e un rivolo di disgustosa bava verdastra. L'odore di sudore misto a
quello di orina e di carne in putrefazione che impregnava la stanza riempirono
i polmoni del barbaro che però non ne fu affatto frenato. Due delle mani del
gigante si chiusero su altrettante morning star dalle dimensioni preoccupanti,
pronte a ricevere e ribattere l'attacco dell'imprudente mezzorco. Adler che
sapeva quale sarebbe stata l’azione dell'amico lo seguì a ruota ma non fu
veloce quanto lui. Anche Herm e Garath si fecero avanti per portarsi
all'interno della stanza…
Il colpo che Hor mise a segno fu veramente micidiale. Adler
sentì i legamenti del ginocchio del gigante sfibrarsi come uno strappo in un
pezzo di stoffa. "Che violenza inaudita! Hor è veramente una macchina di
morte", pensò il monaco disgustato dallo schizzo di sangue che colava
lentamente dalla sua guancia sinistra. Mentre Garath tentava di aggirare il
gigante, Herm e Adler lo affrontavano in un coraggioso corpo a corpo.
I numerosi colpi che il mostro mise a segno, nonché il
precario stato di salute che tali colpi causarono ai nostri eroi, indussero il
saggio Adon e lo scaltro Eldritch a richiamare i compagni nel corridoio esterno
alla stanza. Il gruppo di combattenti non se lo fece ripetere due volte e si
portò velocemente fuori dal raggio d’azione del gigante. Adler però non potè
evitare una delle sue enormi morning star; le tenebre calarono inesorabili
intorno al monaco…
"Posso farcela. Ancora pochi metri e raggiungerò quella
splendida luce. La salvezza della mia anima è in quella luce. Maestro Kyosho
sto per ricongiurgermi a te e ai tuoi insegnamenti" . Poi
una voce lontana alle sue spalle, una voce certamente amica, lo distolse dai
suoi pensieri: "Adler, non è giunto il tuo momento; Heironeous ha ancora
bisogno del tuo valore. Torna fra noi in nome del mio Dio!". La voce di
Adon, inizialmente flebile, si levò in un tonante crescendo finale che
risvegliò il monaco dal suo coma profondo.
Ballata di Eldritch
Apparve dal nulla la sfera di fuoco
ov’essa esplose rimase ben poco
e il grosso gigante dal petto villoso
per l’eterno si pentì del suo fare furioso
DM